tradimenti
Giovanni: Una vita da Cuckold
Efabilandia
16.06.2025 |
12.307 |
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"Il letto scricchiolava a ogni movimento, un lamento ritmico che si mescolava ai loro gemiti..."
Sono Giovanni, sessant’anni ben portati, brizzolato, con una passione che mi brucia dentro da sempre: vedere mia moglie Lucia, la mia splendida Lucia, desiderata e posseduta da altri. Lei, 43 anni, un corpo che sembra scolpito, seconda di seno abbondante, capelli neri lunghi, alta 1,60, con un sedere sodo che fa girare la testa. È timida, distinta, non ama le volgarità, ma quando si lascia andare, non ha freni. E io, beh, io adoro quando si trasforma in quella che, con affetto e un pizzico di malizia, chiamo la mia “succhiacazzi”. Questa è la storia di una vacanza che ha cambiato tutto, di un uomo che ha saputo accendere qualcosa in lei, e di come io, da lontano, ho vissuto ogni istante con il cuore in gola.Era gennaio, e stavamo trascorrendo le nostre vacanze invernali a Sharm El Sheikh in un resort sul mare. Il sole scaldava la pelle, e Lucia, come sempre, attirava gli sguardi con il suo costume nero, un due pezzi che lasciava poco all’immaginazione. Il suo seno abbondante spingeva contro il tessuto, e il perizoma esaltava le curve del suo culo. Io, sdraiato accanto a lei, mi godevo la scena, sapendo che ogni occhiata che riceveva era un piccolo regalo anche per me. Fu allora che notai Sergio. Sulla cinquantina, capelli neri, fisico scolpito, un uomo che emanava sicurezza. Il suo costume aderente non lasciava dubbi: era ben dotato, e non faceva nulla per nasconderlo. Si avvicinò alla nostra zona della spiaggia, posando il suo telo a pochi metri da noi. I suoi occhi si posarono su Lucia, e lei, con quel suo modo timido ma curioso, ricambiò lo sguardo.
Non ci volle molto perché capissi che tra loro stava nascendo una chimica. Sergio aveva un sorriso aperto, non invadente, ma diretto. Si avvicinò per scambiare due chiacchiere, parlando del mare, del resort, di banalità. Ma i suoi occhi non lasciavano mai Lucia, e lei, arrossendo appena, rispondeva con sorrisi timidi. Io, seduto lì, sentivo il batticuore, quel misto di gelosia ed eccitazione che mi manda fuori di testa. Quando Sergio si allontanò per un tuffo, chiesi a Lucia: “Ti piace?”. Lei, con un sorrisetto, rispose: “È carino, no?”. Sapevo che era un sì.
Nei giorni successivi, Sergio divenne una presenza costante. Si sedeva vicino a noi, sempre rispettoso, ma con una confidenza crescente. Una sera, durante una passeggiata al tramonto, lo vedemmo camminare da solo lungo la spiaggia. Lucia, con un coraggio che mi sorprese, gli propose di unirsi a noi per un drink. Accettò, e al bar del resort, tra un cocktail e l’altro, la tensione tra loro si fece palpabile. Io li osservavo, eccitato dall’idea che qualcosa potesse accadere. A un certo punto, mentre io mi allontanai per andare in bagno, li lasciai soli. Tornando, li trovai più vicini, le mani di Sergio che sfioravano il braccio di Lucia, lei che rideva in modo diverso, più intimo. Non dissi nulla, ma il mio cuore batteva forte.
Quella sera, tornati in camera, Lucia mi raccontò tutto. “Mi ha baciata,” disse, con gli occhi che brillavano. “Eravamo dietro il bar, nascosti. Mi ha preso il viso e mi ha baciata, Giovanni. Con la lingua, piano, poi più forte. Mi ha stretta, e io… io l’ho lasciato fare.” Le chiesi se le fosse piaciuto, e lei, abbassando lo sguardo, annuì. “Mi ha fatto sentire desiderata.” Non resistetti: la spinsi sul letto, le baciai il collo, immaginando le labbra di Sergio su di lei. Mentre facevamo l’amore, le sussurrai: “Dimmi di più.” E lei, tra un gemito e l’altro, mi raccontò come Sergio l’avesse stretta, come le sue mani fossero scivolate sul suo seno, come lei si fosse sentita bagnata sotto il costume. Venni quasi subito, travolto dall’immagine.
Tornati in Italia, pensavo che l’avventura con Sergio fosse finita. Ma un giorno, a fine febbraio, Lucia mi mostrò un messaggio. Era lui, che le scriveva da Milano: “Mi manchi. Perché non vieni a trovarmi?”. Il mio cuore fece un balzo. Le chiesi: “Vuoi andare?”. Lei esitò, ma i suoi occhi dicevano tutto. “Se sei d’accordo…” rispose. Ero d’accordo, eccome. Organizzammo tutto: il 15 marzo di quest'anno, Lucia sarebbe partita per Milano per due notti. L'aiutai a scegliere il look: una gonna larga a pieghe sopra il ginocchio, calze nere velate, un perizoma nero e un reggiseno a balconcino abbinato. Quando si guardò allo specchio, era uno spettacolo. “Sei pronta a farlo impazzire,” le dissi, e lei rise, ma vidi che era eccitata.
Il giorno della partenza, la accompagnai alla stazione di Roma Termini. Il treno Italo delle 12:00 era puntuale. La vidi salire, con i tacchi da 10 cm che risuonavano sul pavimento, il borsone sulle spalle. Mi mandò un messaggio appena arrivata a Milano Centrale, alle 15:30: “Sono qui. Il vento mi ha alzato la gonna, tutti mi guardavano!”. Sorrisi, immaginandola con le gambe velate in bella mostra. Mi raccontò della corsa in metro, del borsone pesante, dei tacchi che la rallentavano. Poi, un altro messaggio: “Sono in bagno, mi sto sistemando il trucco. Ho messo due gocce di profumo… sai dove. Il perizoma è già umido.” Persi la testa. Le risposi: “Fagli vedere chi sei.”
Quando arrivò a casa di Sergio, non suonò al citofono. Bussò direttamente alla porta, una sorpresa. Sergio aprì, e la sua espressione di meraviglia fu evidente. Lucia posò il borsone sul divano, si tolse la giacca, e non ci fu tempo per parlare. Lui la cinse, la baciò con passione, prima sulla bocca, poi sul collo, tornando ancora alla bocca. Le sue mani scivolarono sul seno di Lucia, scoprendolo piano. Succhiò i suoi capezzoli, e lei, in estasi, aprì leggermente le gambe. Sentiva la sua vagina bagnarsi, e Sergio non perse tempo: infilò la mano sotto le calze, spostò il perizoma e iniziò a massaggiarla, penetrandola con due dita. Lucia tremava, il suo corpo vibrava, l’orgasmo le montava dentro. Con le mani, cercò il pene di Sergio, lo sentì duro, aprì i pantaloni e lo liberò, massaggiandolo con forza.
Sergio, eccitato, la fece sedere sul divano, spingendola dolcemente sulle spalle. Le porse il pene, e lei lo prese in bocca, succhiandolo in profondità. Io, a Roma, ricevevo i suoi messaggi: “È duro, Giovanni. Lo sto succhiando.” Persi il controllo, toccandomi mentre immaginavo la scena. Sul divano, Sergio la fece mettere a 90 gradi, penetrandola nella vagina con colpi profondi. Lucia gemette, il suo corpo si strinse intorno a lui, e quando raggiunse l’orgasmo, vibrò tutta. Prese il cellulare, scattò una foto da sotto, con il pene di Sergio dentro di lei, e me la mandò: “Amore, mi sta riempiendo tutta. Ti piace?”. Risposi: “Sì, ti ha riempito tutta?”. Lei mostrò il messaggio a Sergio, che le sussurrò: “Non ti preoccupare, abbiamo tutta la notte per riempirla di sperma. Le prossime foto te li faccio direttamente io”, Lucia annuì.
La serata a casa di Sergio era appena iniziata. Dopo quel primo incontro infuocato sul divano, il soggiorno era avvolto da un’atmosfera densa di desiderio. Il tintinnio delle stoviglie nel lavello, dove Sergio stava sistemando i piatti della cena, si mescolava al fruscio del ventilatore a soffitto che girava pigramente, smuovendo l’aria tiepida. L’odore del pesce appena cotto – filetti di branzino con un pizzico di limone – si intrecciava con la nota fruttata del vino bianco, ancora presente nei calici vuoti sul tavolo. Un sentore di rucola fresca, leggermente amara, aleggiava insieme a un profumo più intimo, di sudore e eccitazione, che impregnava la stanza dopo il loro primo amplesso. Lucia, nuda, con la pelle ancora arrossata dal piacere, si era alzata dal divano, il parquet che scricchiolava sotto i suoi piedi scalzi. Mi mandò un messaggio: “Siamo nudi, Giovanni. Mangiamo, parliamo… ma i suoi occhi dicono che vuole di più.” Le risposi, con il cuore che mi martellava nel petto: “Lascialo fare. Goditelo.” E lei, con una faccina maliziosa, scrisse: “Oh, lo farò.”
Lucia si diresse in camera da letto per svuotare il borsone. Il rumore dei suoi passi, un morbido “tap-tap” sul pavimento di legno, si mescolava al ticchettio lontano dell’orologio a parete nel soggiorno. La stanza era illuminata da una lampada da comodino, che gettava una luce calda, ambrata, sulle pareti bianche. Un diffusore emanava un profumo di lavanda, dolce e rilassante, ma non abbastanza da coprire l’odore della sua pelle, ancora intrisa di sudore e del sentore muschiato del sesso di poco prima. Si lasciò cadere sul letto, esausta ma felice, le braccia spalancate, le gambe aperte in una posa di totale abbandono. Il materasso emise un lieve scricchiolio, e le lenzuola di cotone fresco le accarezzarono la pelle nuda, leggermente umida. Non si accorse che Sergio era entrato. Il suono dei suoi passi, un “tap” più deciso, la colse di sorpresa. Quando alzò lo sguardo, lo vide: il pene duro, eretto, illuminato dalla luce soffusa. L’odore di lui la investì: un mix di sapone al sandalo, sudore maschile e una nota più intima, terrosa, che le fece correre un brivido lungo la schiena.
Sergio si avvicinò, il suo respiro profondo che spezzava il silenzio. Senza dire una parola, le afferrò la testa con entrambe le mani, guidandola verso il suo sesso. Lucia esitò per un istante, poi aprì la bocca, accogliendolo. Il sapore del pene di Sergio era intenso, leggermente salato, con un retrogusto che ricordava il mare, misto a una traccia di sudore che le stuzzicava la lingua. La consistenza era liscia, calda, le vene che pulsavano contro il suo palato mentre lo succhiava con lentezza, assaporandolo. Il suono dei suoi movimenti era umido, un leggero “slurp” che si mescolava ai gemiti soffocati di Sergio, al suo respiro sempre più affannoso. Lei lo prese più in profondità, la gola che si contraeva leggermente, il gusto che si faceva più forte, quasi prepotente. Sergio emise un grugnito basso, un suono gutturale che rimbombò nella stanza, mentre le sue mani stringevano i capelli di Lucia, guidandola con un ritmo lento ma deciso.
Non contento, Sergio si sdraiò sul letto, tirandola verso di sé in una posizione a 69. Il materasso scricchiolò di nuovo sotto il loro peso. La lingua di Sergio trovò la vagina di Lucia, ancora bagnata e sensibile dal loro primo incontro. Il profumo di lei era inebriante: un misto di umori dolci e salati, con una nota calda che si diffondeva nell’aria. Ogni colpo di lingua di Sergio produceva un suono umido, un “schlick” che si mescolava ai gemiti di Lucia, sempre più intensi. Lei, sopra di lui, succhiava il suo pene con maggior foga, il sapore salato che le riempiva la bocca, la consistenza dura che le premeva contro la lingua. Più Sergio la leccava, penetrandola con la lingua fino in fondo, più lei si abbandonava, succhiando con un ritmo quasi disperato. Mi mandò un messaggio in quel momento, il telefono che vibrava nella mia mano a Roma, mi sta chiamando: “Giovanni, sto per venire Amore” Ero fuori di me, il cuore che mi esplodeva nel petto, mentre rispondevo: “Fallo venire anche tu.”
Sul letto, il profumo di lavanda si era ormai mescolato con l’odore del loro sudore e dei loro corpi. Sergio si alzò, posizionandosi davanti a Lucia. Le alzò le gambe, appoggiandole sulle sue spalle, il suono della pelle che si sfiorava, un fruscio morbido, riempiva la stanza. La penetrò nella vagina con un colpo deciso, il suono umido della penetrazione che si univa al suo gemito. Lucia vibrò, il suo corpo che si inarcava sotto di lui, il profumo della sua vagina che si diffondeva, dolce e intenso, mentre Sergio spingeva con ritmo costante. I loro corpi producevano un suono ritmico, un “clap” leggero a ogni affondo, mescolato al crepitio delle lenzuola che si accartocciavano sotto di loro. Lucia gemette forte, un suono acuto che si trasformò in un urlo soffocato quando l’orgasmo la travolse. Il suo corpo si strinse intorno al pene di Sergio, che grugnì di piacere, il respiro spezzato.
Mentre lei tremava ancora, Sergio la fece girare, mettendola a quattro zampe. Il letto scricchiolò di nuovo, e l’aria si riempì del profumo intenso della sua eccitazione. Sergio le leccò il culo, la lingua che esplorava la sua rosellina, producendo un suono umido e intimo. Lucia gemette, un suono basso e gutturale, mentre lui infilava prima due dita, poi tre, allargandola con delicatezza. L’odore del suo corpo, ora un mix di sudore, umori vaginali e una nota più terrosa, si fece più forte. Sergio appoggiò il pene sul suo sfintere, spingendo con forza. Il suono della penetrazione anale fu più secco, un “pop” iniziale seguito dal ritmo dei suoi affondi. Lucia urlò, un misto di dolore e piacere, il suo corpo che vibrava mentre Sergio spingeva, premendo la sua testa sul cuscino per esporre completamente il suo sedere. Il “clap” dei loro corpi si fece più rapido, accompagnato dai gemiti di Lucia, che si perse in un orgasmo prolungato. Di lì a poco, Sergio le riempì il culo di sperma caldo, il suono del suo grugnito che si mescolava al respiro affannoso di lei.
Esausti, si lasciarono cadere sul letto, il materasso che gemeva sotto il loro peso. L’odore della stanza era ora un cocktail di lavanda, sudore, sperma e umori vaginali, un profumo che raccontava la loro passione. Ma non era finita. Durante la notte, Sergio la prese più volte nella vagina, ogni volta riempiendola di sperma. Il suono dei loro corpi, un ritmo incessante di “clap” e gemiti, sembrava non fermarsi mai. Dopo ogni orgasmo, Sergio scattava una foto della vagina di Lucia, ricoperta di sperma, e me la mandava. Il mio telefono vibrava a Roma, e ogni immagine mi mandava in estasi. “Guarda come la riempio,” scriveva Sergio. E Lucia: “Ti piace, amore? Sono piena di lui.” Rispondevo, con le mani che tremavano: “Sì, continua.” La notte passò con loro abbracciati, nudi, il fruscio delle lenzuola che accompagnava i loro respiri. Lucia indossava solo una vestaglia leggera, che le copriva appena la pancia, lasciando il resto del corpo esposto. Io, a Roma, non dormii, perso tra eccitazione e gelosia, il profumo immaginario di lei che mi tormentava.
Il silenzio della notte era rotto solo dal ronzio del diffusore di lavanda e dal rumore occasionale di un’auto che passava fuori. Ogni tanto, sentivo il “ding” del mio telefono, un altro messaggio, un’altra foto. Lucia mi raccontava tutto: il sapore salato del pene di Sergio, l’odore del suo sudore, il suono dei loro corpi che si scontravano. Ogni dettaglio era un colpo al cuore, un misto di dolore e piacere che mi faceva toccare, ancora e ancora, immaginandola in quella stanza, lontana da me, ma più mia che mai.
La mattina dopo, Sergio si svegliò con un’erezione che premeva contro la coscia di Lucia. Il letto scricchiolò leggermente sotto il suo movimento, un suono morbido che si mescolava al ronzio lontano del diffusore di lavanda, ancora acceso dalla sera prima. L’aria della camera da letto era densa, impregnata di un cocktail di profumi: il dolce aroma della lavanda, il sudore dei loro corpi, l’odore muschiato del sesso che aveva riempito la notte. Le lenzuola, leggermente umide, emanavano un sentore salato di sperma e umori vaginali, un ricordo tangibile della passione che aveva consumato entrambi. Lucia dormiva ancora, il suo respiro regolare, un lieve sibilo che si intrecciava con il ticchettio dell’orologio a parete nel soggiorno. Sergio, senza dire una parola, strofinò il suo pene duro contro la coscia di lei, un movimento lento che produceva un fruscio appena percettibile contro la pelle morbida. Lucia si mosse, un gemito soffocato le sfuggì dalle labbra mentre il calore del corpo di Sergio la svegliava.
L’odore di lui la avvolse: sapone al sandalo, sudore maschile e quella nota intima, terrosa, che le fece aprire gli occhi. Sergio, senza darle il tempo di parlare, le infilò il pene nella vagina, ancora sensibile e bagnata dalla notte. Il suono della penetrazione fu umido, un “schlick” che ruppe il silenzio della stanza, seguito dal ritmo dei suoi affondi, un “clap” leggero ma costante. Lucia gemette, colta di sorpresa, il suo corpo che si tendeva sotto di lui. Dopo qualche colpo, Sergio si spostò, appoggiando il pene sul suo sfintere. La penetrò con un movimento deciso, il suono più secco, che si trasformò in un ritmo più profondo. Lucia urlò, un misto di sorpresa e piacere, il suo respiro che si spezzava in gemiti acuti. L’odore della sua eccitazione si diffuse, dolce e intenso, mentre Sergio le toccava il clitoride con la mano, i polpastrelli che sfregavano producendo un suono umido e continuo. Il letto scricchiolava a ogni movimento, un lamento ritmico che si mescolava ai loro gemiti. Lucia vibrò, il suo corpo travolto da un orgasmo abbondante, un urlo che echeggiò nella stanza, sovrastando il ronzio del diffusore.
Sergio, ancora duro, la invitò a succhiarlo. Lei si inginocchiò sul letto, le lenzuola che frusciavano sotto le sue ginocchia. Il sapore del pene di Sergio era forte, salato, con una traccia di sperma residuo della notte e un retrogusto muschiato che le riempì la bocca. Lo succhiò con passione, la lingua che scivolava lungo l’asta, il suono umido dei suoi movimenti che si mescolava ai grugniti di Sergio. Ogni tanto, un “slurp” sfuggiva dalle sue labbra, mentre la saliva rendeva il tutto più fluido. Sergio, con un gemito roco, le venne in bocca, riempiendola di sperma caldo. Il gusto era intenso, leggermente amaro, e Lucia, per la prima volta, lo ingoiò, sentendo il liquido scivolarle in gola. Mi mandò un messaggio, il telefono che vibrava nella mia mano a Roma: “L’ho ingoiato, Giovanni. È stato… strano, ma eccitante.” Persi la testa, toccandomi mentre immaginavo il sapore salato sulla sua lingua, il profumo di lui che la avvolgeva.
Dopo quel risveglio intenso, si alzarono per fare la doccia. Il bagno era piccolo, con piastrelle bianche che riflettevano la luce del mattino. Il rumore dell’acqua che scorreva, un getto costante che rimbalzava sul piatto della doccia, riempiva la stanza. L’odore di sperma e succhi vaginali che impregnava i loro corpi si mescolava al vapore caldo e al profumo del bagnoschiuma al gelsomino che Sergio aveva scelto. Si lavarono a vicenda, le mani che scivolavano sulla pelle, producendo un suono morbido, quasi schiumoso. Lucia mi scrisse: “Siamo sotto la doccia, Giovanni. Mi sta lavando… ovunque.” Risposi: “Fammi vedere.” E lei, con un sorriso malizioso che immaginavo, mi mandò una foto: i loro corpi nudi, lucidi d’acqua, il seno di Lucia che brillava sotto il getto.
Dopo la doccia, fecero colazione in cucina, ancora nudi. Il tintinnio delle tazze di caffè sul tavolo di legno si mescolava al rumore del tostapane che espelleva una fetta di pane dorata. L’odore del caffè appena fatto, intenso e leggermente tostato, si diffondeva, sovrastando il profumo di gelsomino che ancora aleggiava sui loro corpi. Seduti al tavolo, parlavano come se nulla fosse, ma l’aria era carica di tensione. Fu allora che Sergio fece una proposta che cambiò tutto. “Sei fantastica, Lucia,” disse, la voce bassa, quasi un sussurro, accompagnata dal rumore di una sedia che scricchiolava mentre si avvicinava a lei. “Non hai limiti. Che ne dici se stasera invito Mario, un caro amico di cui ti ho parlato?” Le mostrò una foto sul telefono: Mario, più giovane di Sergio di qualche anno, robusto, con un sorriso intrigante. L’odore del caffè si mescolò a una nuova ondata di sudore nervoso che Lucia emanava, il suo cuore che accelerava. Rimase perplessa, il silenzio rotto solo dal ronzio del frigorifero in sottofondo.
Sergio, con un sorriso sicuro, prese il telefono e chiamò Mario. Il suono della sua voce, calma ma decisa, riempì la cucina: “Ciao, stasera sei mio ospite per una cena con Lucia.” La conversazione durò pochi minuti, punteggiata dal rumore di una tazza che Lucia posava sul tavolo, il “clink” del ceramica che tradiva la sua tensione. Si accordarono per le 20:00. Lucia, ancora nuda, non disse nulla, ma il suo respiro si fece più rapido. Mi mandò un messaggio: “Stasera c’è anche Mario. Credo ci sarà un dopocena…” Il mio cuore fece un balzo. Risposi: “Vivilo, amore. Con passione.” Ero eccitato e nervoso, il profumo immaginario della sua eccitazione che mi tormentava a 600 km di distanza.
Lucia e Sergio uscirono per fare shopping, come promesso. Il rumore dei tacchi di lei sul marciapiede, un “toc-toc” deciso, si mescolava al brusio della città: clacson lontani, il fruscio delle foglie mosse dal vento, il chiacchiericcio dei passanti. L’odore di asfalto caldo si mescolava al profumo di Lucia, due gocce di fragranza floreale che aveva applicato sul collo e tra le cosce. Indossava una gonna leggera e una camicetta, senza intimo, come richiesto da Sergio. Mi scrisse: “Niente mutande, Giovanni. Mi sento… esposta.” La immaginavo, il vento che le sollevava la gonna, le gambe velate che attiravano sguardi. Passai la giornata in fibrillazione, il telefono sempre in mano, ogni “ding” un colpo al cuore.
Alle 19:50, il citofono trillò, un suono acuto che spezzò il silenzio della casa di Sergio. Mario era arrivato. Il rumore dei suoi passi sulle scale, un “thud” pesante, precedette il suo ingresso. Era elegante: giacca, camicia, scarpe lucide che scricchiolavano sul parquet. Portava un mazzo di orchidee per Lucia, il loro profumo dolce e esotico che si diffuse nell’aria, e una bottiglia di vino rosso DOC del Piemonte per Sergio, con un aroma intenso di frutti di bosco che si sprigionò quando la stappò. La casa era avvolta da una luce soffusa, con una musica jazz in sottofondo, un sax che gemeva dolcemente, mescolandosi al crepitio delle candele sul tavolo. Durante la cena, il tintinnio delle posate sui piatti di ceramica e il “glug” del vino versato nei calici creavano un sottofondo intimo. Mario e Lucia si studiarono, i loro sguardi che si incrociavano sopra il tavolo. Sotto, la mano di Mario scivolò sulle cosce nude di Lucia, un fruscio leggero contro la pelle. Poi, più audace, raggiunse la sua vagina, due dita che si fecero largo dentro di lei. Il suono umido del suo tocco era impercettibile, coperto dal rumore della conversazione, ma Lucia si morse il labbro, il suo respiro che si spezzava. L’odore della sua eccitazione, dolce e intenso, si mescolò al profumo del vino e delle orchidee. Guardò Sergio, che sorrise, il suo pene già duro sotto i pantaloni.
La cena a casa di Sergio era finita, e l’atmosfera si era fatta incandescente. Il tintinnio delle posate sui piatti di ceramica si era spento, sostituito dal crepitio delle candele che bruciavano sul tavolo, il loro profumo di cera vanigliata che si mescolava all’aroma intenso del vino rosso DOC del Piemonte, con le sue note di frutti di bosco e cuoio. La musica jazz, un sax che gemeva dolcemente in sottofondo, avvolgeva il soggiorno in una luce soffusa, interrotta solo dal fruscio delle tende mosse dal vento che entrava dalla finestra socchiusa. L’odore dei fiori che Mario aveva portato a Lucia, dolce e esotico, si intrecciava con il sentore muschiato della sua eccitazione, che si era diffusa quando, sotto il tavolo, le dita di Mario avevano trovato la sua vagina, penetrandola con un suono umido appena percettibile. L’aria era densa, carica di passione. Mi mandò un messaggio: “Giovanni, Mario mi sta toccando. Sergio sorride. Sta per succedere qualcosa.” Io, a Roma, a 600 km di distanza, sentivo il cuore martellarmi nel petto. Risposi: “Lasciali fare, amore. Vivi tutto.”
Si spostarono sul divano, il rumore dei loro passi sul parquet che scricchiolava, un “tap-tap” deciso, accompagnato dal fruscio della gonna di Lucia che le scivolava lungo le cosce. L’odore della sua pelle, misto al profumo floreale che aveva applicato sul collo e tra le cosce, si fece più intenso mentre si sedeva, le gambe leggermente aperte. Mario si avvicinò, il suo profumo di colonia al bergamotto che si mescolava al sentore di sudore maschile. Le sue dita tornarono sulla vagina di Lucia, scivolando dentro con un suono umido, che si perse nei gemiti soffocati di lei. Sergio, già duro, si alzò, il fruscio dei suoi pantaloni che cadevano a terra seguito dal rumore della cintura che tintinnava sul pavimento. Si posizionò davanti a Lucia, offrendole il suo pene. Lei lo prese in bocca, il sapore salato e leggermente amaro che le riempì la lingua, con una nota muschiata che le ricordava la notte precedente. Il suono dei suoi movimenti era umido, un “slurp” ritmico che si mescolava al respiro affannoso di Sergio, un grugnito basso che rimbombava nella stanza.
Mario, dietro di lei, non perse tempo. Le sue mani scivolarono sul culo di Lucia, sollevando la gonna con un fruscio leggero. L’odore della sua eccitazione, dolce e intenso, si diffuse mentre le sue dita esploravano la sua rosellina, penetrandola con dolcezza. Il suono era più secco, seguito da un ritmo lento e umido. Lucia gemette, la bocca piena del pene di Sergio, il sapore salato che si intensificava mentre lo succhiava con più forza. Mario la fece girare a 90 gradi sul divano, il tessuto che scricchiolava sotto il suo peso. L’odore del cuoio del divano si mescolò al profumo della sua vagina, ora completamente bagnata, e al sentore terroso del suo culo. Mario appoggiò il suo pene sul suo sfintere, penetrandola con un movimento lento ma deciso. Il suono della penetrazione anale, un “pop” iniziale seguito da un ritmo più rapido, si unì ai gemiti di Lucia, un urlo soffocato che vibrava contro il pene di Sergio. Il sapore di lui, caldo e salato, le riempiva la bocca, mentre l’odore di Mario, un mix di colonia e sudore, la avvolgeva da dietro.
Lucia si perse nel piacere, il suo corpo che tremava sotto i due uomini. L’aria era densa di profumi: il sudore di Mario, il sapone al sandalo di Sergio, l’odore dolce e umido della sua vagina, e la nota più terrosa del suo culo. Il ritmo dei loro movimenti produceva un “clap” costante, mescolato al crepitio del divano e ai gemiti di Lucia, che si intensificavano. Raggiunse il suo primo orgasmo, un urlo acuto che spezzò il silenzio, il suo corpo che si stringeva intorno al pene di Mario. Il profumo della sua eccitazione si fece più forte, un aroma caldo e inebriante che riempì la stanza. Mi mandò un messaggio con una foto: il suo culo aperto, il pene di Mario ancora dentro, e il seno al vento. “Sto venendo, Giovanni.” Persi il controllo, toccandomi mentre immaginavo ogni dettaglio.
Sergio si sdraiò sul divano, il tessuto che gemeva sotto il suo peso. Invitò Lucia a salire su di lui, il suono della pelle che si sfiorava, un fruscio morbido, che si mescolava al respiro affannoso di entrambi. Lei si posizionò sopra, lasciando che il suo pene le scivolasse nella vagina. Il suono umido della penetrazione, un “schlick” profondo, si unì al gemito di Lucia, che iniziò a muoversi lentamente. Il sapore del pene di Sergio era ancora sulla sua lingua, salato e muschiato, mentre l’odore della sua vagina, ora piena, si diffondeva nell’aria. Scattò un’altra foto per me, il seno che ondeggiava, la vagina riempita: “Guarda, amore. Mi sta scopando.” Io, a Roma, ero in estasi, il telefono che tremava nelle mie mani mentre rispondevo: “Sei meravigliosa. Continua.”
Sergio la tirò verso di sé, baciandola in bocca, il suono umido delle loro lingue che si intrecciavano, un “smack” leggero ma continuo. Con le mani, le allargò le natiche, il fruscio della pelle che si tendeva. Mario, dietro di lei, approfittò del momento. Appoggiò il pene sul suo culo, ancora sensibile, e la penetrò con un movimento deciso. Era la prima doppia penetrazione di Lucia. Il suono fu intenso, mentre entrambi i peni la riempivano. Lucia trattenne il fiato, il dolore che si trasformava in piacere. L’odore dei loro corpi, sudore, sperma, e umori vaginali, era travolgente, un cocktail che saturava l’aria. Il ritmo dei loro movimenti, un “clap” sincopato, si mescolava ai gemiti di Lucia, che si perdevano nel sax del jazz in sottofondo. Mario la pompava con forza, il suono della pelle che sbatteva contro la pelle, mentre Sergio spingeva dal basso, la vagina di Lucia che si stringeva intorno a lui.
Lucia esplose in un orgasmo travolgente, un urlo che sovrastò ogni altro suono, il suo corpo che vibrava tra i due uomini. L’odore della sua eccitazione, dolce e salato, si fece più intenso, mentre Mario le scaricò una quantità abbondante di sperma nel culo. Il sapore di lui, che aveva assaporato poco prima, le tornò in mente: salato, con una nota amara che le aveva riempito la bocca. Si sfilò, il suono umido del suo pene che usciva, e Lucia si mosse più velocemente su Sergio,il suono dei loro corpi che accelerava. Di lì a poco, Sergio le venne dentro, riempiendo la sua vagina di sperma caldo. Il profumo dello sperma, intenso e leggermente amaro, si mescolò all’odore della sua vagina, creando un aroma che saturava la stanza. Lucia, oscenamente aperta, era felice. Sergio scattò una foto per me con lo sperma che colava dai suoi buchi: lo sperma che le colava dalla vagina e dal culo. “Guarda che abbiamo fatto a tua moglie,” scrisse. Io, a 600 km di distanza, venni, toccandomi con frenesia.
Mario restò per la notte. Il letto scricchiolava a ogni movimento, e l’odore della stanza era un misto di lavanda, sudore, sperma e umori vaginali. Più volte, durante la notte, sia Mario che Sergio approfittarono della vagina di Lucia, riempiendola di sperma. Ogni volta, lei puliva i loro peni con il perizoma nero, il tessuto che si impregnava di un odore salato e muschiato, prima di succhiarli. Il sapore dello sperma, caldo e amaro, le riempiva la bocca, mescolandosi al gusto della loro pelle. L’accordo era chiaro: niente preservativi, solo sperma dentro. Il rumore dei loro corpi, un “clap” incessante, si mescolava ai gemiti di Lucia, che si perdevano nel silenzio della notte, rotto solo dal ronzio del diffusore e dal passaggio occasionale di un’auto fuori.
La mattina, Lucia chiese un’ultima dose di sperma nella vagina e sul perizoma, per portarlo a me. Il suono della penetrazione umido, si unì al suo gemito mentre Sergio la riempiva ancora. Il perizoma, ora intriso di sperma, emanava un odore forte, salato, che lei avvolse con cura. Tornò a Roma, il profumo del suo corpo ancora impregnato di loro. Quando la vidi, le saltai addosso. Le leccai la vagina, il sapore dolce e salato dei suoi umori conservati durante il viaggio mescolato allo sperma di Sergio e Mario. Con il perizoma in bocca, il gusto amaro e intenso dello sperma mi travolse, e venni sul suo vestito e sul suo seno, il profumo di lei che mi mandava in estasi.
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Commenti per Giovanni: Una vita da Cuckold :

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